Comuni e danni

Come ottenere il giusto risarcimento dei danni dai Comuni  

Anche la questione del risarcimento dei danni richiesto ai Comini per gli incidenti che si verificano a causa dei dissesti delle strade è in continua evoluzione. Danni da mancata custodia e manutenzione delle strade.

In particolare, la problematica è quale sia la disposizione del codice civile cui fare riferimento: l’art. 2043 (Risarcimento per fatto illecito.  Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. (Cod. Pen. 185),  ovvero l’art. 2051 (Danno cagionato da cosa in custodia. Ciascuno e responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito (1218,1256).

La differenza è sostanziale.

L’applicazione dell’art. 2043 fà sì che sia il danneggiato a dover provare la colpa del Comune, allegando in causa che la “buca” rappresentava  un pericolo occulto (definito anche insidia o trabocchetto), caratterizzato dalla coesistenza dell’elemento oggettivo della non visibilità e dell’elemento soggettivo della imprevedibilità.

L’applicazione dell’art. 2051 consente una inversione della prova: il comune è obbligato a custodire le strade, con la conseguenza che è responsabile dei danni cagionati alle persone e cose, nei limiti in cui non vi sia l’impossibilità di governo del territorio. L’obbligo di custodia sussiste se vi è:·    a)      il potere di controllare la cosa;·      b)    il potere di modificare la situazione di pericolo insita nella cosa o che in essa si è determinata;·c)          il potere di escludere qualsiasi terzo dall’ingerenza sulla cosa nel momento in cui si è prodotto il danno.   (Il comune è obbligato a custodire le strade, con la conseguenza che è responsabile dei danni cagionati alle persone e cose, nei limiti in cui non vi sia l’impossibilità di governo del territorio. L’obbligo di custodia sussiste se vi è: il potere di controllare la cosa; il potere di modificare la situazione di pericolo insita nella cosa o che in essa si è determinata; il potere di escludere qualsiasi terzo dall’ingerenza sulla cosa nel momento in cui si è prodotto il danno. Se anche il danneggiato ha avuto un ruolo causale nella determinazione dell’evento dannoso troverà applicazione l’art. 1227 c.c.  –  Cassazione civile , sez. III, sentenza 27.03.2007 n° 7403).

Cassazione 15992/20011- Danno da contatto sociale anche per i comuni in caso di errate informazioni: «Tuttavia, ritiene il Collegio, che prima ancora del generale principio del neminem ledere, valevole per tutti i cittadini nei confronti dell’amministrazione pubblica, rilevi quella responsabilità che giurisprudenza e dottrina qualificano da “contatto sociale”, venendo in rilievo una richiesta di informazioni che, in quanto rivolta da un ex dipendente ad un ex datore di lavoro, si connota per una vicinanza qualificata giuridicamente da obblighi e aspettative che trovano la loro origine nel pregresso vincolo contrattuale. 6.3. La responsabilità da contatto sociale – elaborata sul terreno civilistico dalla dottrina, sulla scorta di quella tedesca, e fatta propria da oltre un decennio dalla giurisprudenza di legittimità – si caratterizza come responsabilità per inadempimento senza obblighi di prestazione contrattualmente assunti, in fattispecie di danno di difficile inquadramento sistematico, “ai confini tra contratto e torto”. Vengono ricondotte ipotesi in cui la responsabilità extracontrattuale appare insufficiente, in quanto generica responsabilità del “chiunque”, e nelle quali manca il fulcro del rapporto obbligatorio, costituito dalla prestazione vincolante. Fonte della prestazione risarcitoria non è nè la violazione del principio del neminem ledere, nè l’inadempimento della prestazione contrattualmente assunta, ma la lesione di obblighi di protezione, di comportamento, diretti a garantire che siano tutelati gli interessi esposti a pericolo in occasione del contatto stesso. Il rapporto che scaturisce dal “contatto” è ricondotto allo schema della obbligazione da contratto……………… omissis …….. Nel caso di danno conseguente a inesatte informazioni (nella specie previdenziali), attinenti al rapporto di lavoro, fornite, a richiesta, dall’ex datore di lavoro al lavoratore, è assente il vincolo contrattuale attuale. E’ presente, però, la particolare funzione qualificata svolta dal datore di lavoro, naturalmente riferibile ai propri dipendenti e non alla generalità, rispetto a informazioni in suo possesso attinenti al rapporto di lavoro che non sia più attuale. L’obbligo di comportamento trova il proprio fondamento nel pregresso rapporto contrattuale ed è a tutela dell’affidamento che l’ex dipendente ripone nell’ex datore di lavoro, quale detentore qualificato delle informazioni relative ad un rapporto contrattuale ormai concluso, in un contesto che ha sullo sfondo la tutela costituzionale apprestata al lavoro (art. 35 Cost.). E’ ravvisatole, quindi, la responsabilità da contatto, con il conseguente regime probatorio desumibile dall’art. 1218 cod. civ., secondo il quale, mentre l’attore deve provare che il danno si è verificato per effetto del contatto, sull’altra parte incombe l’onere di dimostrare che l’evento dannoso è stato determinato da causa a sè non imputabile».