Avvocato  Fabio Scatamacchia La banca e i danni

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Avvocato  Fabio Scatamacchia
Studio in Roma, Via XX Settembre n. 98/G

tel.: 064819909

fscata@risarcimentodanno.it
 

La banca, gli interessi e i danni

La responsabilità della banca

La banca e gli istituti di credito rispondono dei danni procurati  ai clienti e a terzi, sia per attività diretta (interessi, anatocismo, informazione ecc.), che indiretta (fatto illecito del dipendente). 
 

Danni da illegittima segnalazione alla centrale rischi - Vai 

Ancora danni da illegittima segnalazione alla centrale rischi - Vai alle sentenze - Risarcibile anche il danno non patrimoniale

 

  La responsabilità  della banca e i danni

Danno da illegittima negoziazione di assegni
Si verifica nell'ipotesi in cui la banca paghi un assegno contraffatto e/o alterato, ovvero quando paghi un assegno ad un soggetto non legittimato all'incasso.

Le ipotesi più frequenti sono:

pagamento di assegno con la clausola non trasferibile a soggetto diverso dall'intestatario indicato nel titolo stesso;

pagamento di assegno con girata irregolare.

La ratio della responsabilità è nel fatto che la banca deve identificare la persona che incassa l'assegno e deve verificarlo come il legittimo prenditore indicato nel titolo stesso.

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Responsabilità e danni dovuti dalla banca per omesse informazioni in materia di intermediazione finanziaria.

La banca nel operazioni di fornitura di servizi di investimento deve comportarsi con diligenza informando sempre e continuativamente gli investitori.

La banca è obbligata a tale comportamento dal D.Lgs n. 58 del 1998 e dal Regolamento Consob del 1998

In sostanza, gli istituti di credito devono agire con "diligenza, correttezza e trasparenza" (sin dall'inizio e al momento della proposta di investimento), devono fornire durante gli investimenti tutte le informazioni necessarie al cliente per la corretta gestione del proprio patrimonio, devono consigliare i clienti solo dopo averli adeguatamente informati rischi, costi, ipotesi di investimento ecc.).  Nei contratti di investimento non possono  essere introdotte specifiche pattuizioni di esonero per la banca dal fornire tutte quelle informazioni di cui alla detta normativa.

La violazione di tali norme è causa di risoluzione del contratto per inadempimento ovvero è causa di nullità del contratto con la banca per violazione di norme imperative. Con risarcimento dei danni.

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Divieto della capitalizzazione degli interessi trimestrali. Anatocismo

Dopo oltre 40 anni, la giurisprudenza, grazie ad una ormai famosa sentenza della cassazione (n. 2374/1999), ha mutato indirizzo dichiarando che le capitalizzazioni trimestrali degli interessi, per decenni applicate dalle banche nei contratti di conto corrente, sono nulle perchè in violazione delle disposizioni imperative previste dall'art. 1283 del codice civile.  

Banca, anatocismo e interessi - Risarcimento dei danni

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Gli interessi bancari nell'affidamento e nello scoperto di conto corrente

Se siete titolari di uno scoperto di conto corrente e/o affidamento con tasso d'interesse passivo pattuito, controllate sempre l'estratto conto trimestrale inviato dalla banca per verificare se la banca abbia o meno applicato il tasso concordato e gli interessi siano corretti. Tale controllo è necessario se si considera che può accadere che la banca ne applichi uno superiore.

Sembrerà strano, ma proprio chi ha richiesto e ottenuto uno scoperto di conto corrente o affidamento dalla banca non verifica mai le singole partite o operazioni o interessi indicati nell'estratto conto che trimestralmente invia la banca, non verifica, in particolare, il conto relativo agli interessi. Il cliente in questo caso controlla esclusivamente il risultato finale: la disponibilità del fido, la diminuzione o l'aumento dell'esposizione (in realtà credo che neppure questo accada, in quanto l'affidato che usa lo scoperto richiede allo sportello più volte, il saldo; per avere in qualsiasi momento il controllo della situazione). In ogni caso, anche nella ipotesi in cui si avvedesse della applicazione da parte della banca di un tasso di interessi superiore, non sempre il cliente potrebbe evidenziare. Infatti, se di errore si fosse trattato, certo la banca vi porrebbe rimedio. Ma se la banca ha consuetudine propria di aumentare i tassi per poi comunicare la variazione con l'estratto trimestrale al fine di sanare la posizione? Il cliente avrebbe in questo caso il potere contrattuale di resistere ad una richiesta della banca, per esempio, di rientro immediato dello scoperto?

Un correntista che, invece, ha un conto corrente attivo controlla effettivamente gli estratti conto trimestrali, in ogni loro partita, e se nota qualcosa che non va, immediatamente fa valere le proprie ragioni. E ha il potere contrattuale per farlo! Controllate gli interessi.

La questione, pertanto, è se l'invio dell'estratto conto sani e convalidi l'aumento del tasso passivo operato unilateralmente dalla banca. 

Il 1° comma dell'art. 1832 civile specifica che l'estratto conto s'intende approvato se non contestato nel termine pattuito o previsto dagli usi e al comma 2 che l'estratto deve essere impugnato entro il termine decadenza per errori o di scritturazione o di calcolo.

Ma la mancata contestazione e/o impugnazione non preclude la contestazione relativa alla validità ed efficacia dei rapporti obbligatori da cui derivano gli addebiti o gli accrediti: in sostanza, può sempre impugnarsi (nel termine di prescrizione di dieci anni) l'applicazione da parte della banca di un tasso d'interesse passivo superiore al pattuito.

Infatti, l'art. 1284 del codice civile prevede che gli interessi ultralegali debbano essere pattuiti con atto scritto e tale forma scritta è richiesta ad substantiam. In difetto, sono dovuti alla banca gli interessi legali o, naturalmente, quelli pattuiti in misura inferiore ed è possibile richiedere alla banca quanto indebitamente percepito negli ultimi dieci anni.

Obbligo della banca di depositare tutti gli estratti conto - Cassazione n. 18541/2013

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La Banca e i protesti  

Cassazione Sentenza n. 11130 del 13 maggio 2009 (illegittimo protesto di cambiale). Danni

La banca presso cui il pagherò cambiario risulta pagabile, in quanto soggetto che richiede la levata del protesto per omesso pagamento, qualora ha notizia dell'intervenuto pagamento, ha l'obbligo di attivarsi per impedire che, attraverso il protesto, si verifichino gli effetti pregiudizievoli di un evento che non ha più ragione d'essere a fronte dell'intervenuto pagamento del titolo. In mancanza di tale attivazione si configura una responsabilità da contatto, oltre che da comportamento omissivo in relazione all'affidamento incolpevole dell'interessato, che aveva comunicato l'avvenuto pagamento dell'effetto cambiario, essendosi verificata una situazione che esige il compimento di una determinata attività a tutela di un diritto altrui.

I danni all'onore, alla reputazione ed all'immagine vanno provati. Cassazione n. 15224/2010. «Reputa infatti il collegio di dover dare senz'altro continuità al più recente orientamento di questa corte secondo cui la semplice illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine all'esistenza di un danno alla reputazione, da valutare nelle sue diverse articolazioni, non è di per sè sufficiente per la liquidazione del danno medesimo, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del pregiudizio conseguente; elementi, questi, che possono esser provati anche mediante presunzioni semplici, fermo però restando l'onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l'esistenza e l'entità del pregiudizio (così Cass. 25 marzo 2009, n. 7211)».

Illegittima segnalazione centrale rischi, risarcimento danni, Cassazione sentenza n. 15609/2014: "In sostanza, la sentenza d'appello, come emerge dalla ricordata motivazione, ha ritenuto che - provata l'illiceità della segnalazione - fossero stati pure dimostrati il pregiudizio alla reputazione e la conseguente situazione di difficoltà aziendale (per la riduzione degli affidamenti e la necessità di reperirne altri) derivati dall'altrui condotta; laddove il riferimento allo “stress” appare riferito piuttosto alla disfunzione amministrativa e gestionale collegata alla ricerca di fonti di finanziamento alternative, e non ad uno stato psicologico come tale.
In tal modo, la corte territoriale si è attenuta ai principi costanti che riconoscono, in ipotesi di illegittima segnalazione del debitore alla centrale rischi, sia il danno non patrimoniale alla persona, anche giuridica, con riguardo ai valori della reputazione e dell'onore (essendo anche i soggetti collettivi titolari dei diritti della personalità a tutela costituzionale ex art. 2 Cost.), sia il danno al patrimonio, che può essere oggetto della prova presuntiva, quale conseguenza per l'imprenditore di un peggioramento della sua affidabilità commerciale, essenziale anche per l'ottenimento e la conservazione dei finanziamenti, con lesione del diritto ad operare sul mercato secondo le regole della libera concorrenza (cfr., per tali principi, le decisioni Cass. 30 agosto 2007, n. 18316; 4 giugno 2007, n. 12929; 18 aprile 2007, n. 9233; 28 giugno 2006, n. 14977; 3 aprile 2001, n. 4881; 23 marzo 1996, n. 2576; v. pure Cass. 18 settembre 2009, n. 20120, in tema di assicurazione contro i danni).
In particolare, anche nei confronti dell'ente collettivo è configurabile la risarcibilità del danno non patrimoniale, intesa come qualsiasi conseguenza pregiudizievole di un illecito che, non prestandosi ad una valutazione monetaria basata su criteri di mercato, non possa essere oggetto di risarcimento ma di riparazione: allorquando, cioè, il fatto lesivo incida su di una situazione giuridica dell'ente che sia equivalente ai diritti fondamentali della persona umana garantiti dalla costituzione (Cass. 1 ottobre 2013, n. 22396; 12 dicembre 2008, n. 29185; 4 giugno 2007, n. 12929).
Entrambi tali danni, inoltre, possono essere liquidati in via equitativa ai sensi dell'art. 1226 c.c. (cfr. Cass. 2 settembre 2008, n. 22061)."

 

Danni da illegittima segnalazione alla centrale rischi - Cassazione Sez. I. 24 maggio 2010, n. 12626 - Liquidazione in via equitativa.  «Non è infatti esatto che la Corte di appello abbia liquidato il risarcimento del danno all’I. senza alcuna prova in merito all’esistenza del pregiudizio sofferto,e del nesso causale tra di esso e la presunta condotta illecita della banca,avendo dapprima accertato l’illegittimità della segnalazione eseguita da quest’ultima, e poi dato atto che la stessa costituiva di per sé un comportamento pregiudizievole per l’attività economica di detta società illegittimamente segnalata, nonché lesiva della sua reputazione: non senza evidenziare, in conformità alla giurisprudenza di questa Corte, come il discredito che deriva da siffatta segnalazione è tale da ingenerare una presunzione di scarso affidamento dell’impresa e da connotare come rischiosi gli affidamenti già concessi; con inevitabile perturbazione dei suoi rapporti economici, e una perdita di tipo analogo a quello indicato dall’art. 1223 cod. civ., costituita dalla diminuzione o dalla privazione di un valore del soggetto e del suo patrimonio alla quale il risarcimento deve essere commisurato (Cass. 20120/2009;18 316/2007; 6507/2001). Ha ripetutamente affermato questa Corte,nell’ipotesi del tutto analoga di illegittimo protesto di una cambiale, sussiste il danno da lesione dell’immagine sociale della persona che si vede ingiustamente inserita nel cartello dei cittadini insolventi ed è quindi contraddittorio ed erroneo, dopo aver affermato la responsabilità per il protesto, negare la liquidazione equitativa del danno da lesione dell’immagine sociale e professionale, la quale di per sé costituisce danno reale che deve essere risarcito - senza necessità per il danneggiato di fornire la prova della sua esistenza - sia a titolo di responsabilità contrattuale per inadempimento che di responsabilità extracontrattuale, in modo satisfattivo ed equitativo se la peculiare figura del danno lo richiede (Cass. 9233/2007; 14977/2006; 11103/1998).»

Ancora danni da illegittima segnalazione alla centrale rischi: cassazione sentenza n. 7958/2009, risarcimento danno ai sensi dell'art. 2050 del codicd civile.

 

Conto corrente, anatocismo, interessi e prescrizione. Danni. Cassazione a SS.UU sentenza n. 24418/10. 
Principio di diritto: «Ne consegue che il primo motivo del ricorso principale va rigettato alla luce del seguente principio di diritto: "Se, dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati". 4. La questione se, accertata la nullità dell'anzidetta clausola di capitalizzazione trimestrale, gi interessi debbano essere computati con capitalizzazione annuale o senza capitalizzazione alcuna forma oggetto, come già detto, del secondo motivo di ricorso». 
Principio di diritto: «Il rigetto del secondo motivo del ricorso principale può essere dunque accompagnato dall'enunciazione del seguente principio di diritto:  "L'interpretazione data dal giudice di merito all'art. 7 del contratto di conto corrente bancario, stipulato dalle parti in epoca anteriore al 22 aprile 2000, secondo la quale la previsione di capitalizzazione annuale degli interessi contemplata dal comma 1, di detto articolo si riferisce ai soli interessi maturati a credito del correntista, essendo invece la capitalizzazione degli interessi a debito prevista dal comma successivo su base trimestrale, è conforme ai criteri legali d'interpretazione del contratto ed, in particolare, a quello che prescrive l'interpretazione sistematica delle clausole; con la conseguenza che, dichiarata la nullità della surriferita previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c., (il quale osterebbe anche ad un'eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna"».
 
Banca, interessi e deposito estratti conto, cassazione n. 18541/2013: "Al riguardo è stato affermato con orientamento costante dalla giurisprudenza di questa Corte (Cass. 17679 del 2009; 23974 del 2010) che la mancata contestazione degli estratti conto inviati al cliente dalla banca, oggetto di tacita approvazione in difetto di contestazione ai sensi dell’art. 1832 cod. civ., non vale a superare la nullità della clausola relativa agli interessi ultralegali, perchè l’unilaterale comunicazione del tasso d’interesse non può supplire al difetto originario di valido accordo scritto in deroga alle condizioni di legge, richiesto dall’art. 1284 cod. civ. Ne consegue che superata la fase monitoria, nella quale possono essere prodotti gli estratti conto relativi all’ultima fase di movimentazione del conto, ai sensi del citato art. 50 T.U.B. attualmente vigente, nel successivo giudizio a cognizione piena, una volta che sia stata contestata, per mancanza dei requisiti di legge, la pattuizione degli interessi ultralegali la banca è tenuta a produrre gli estratti conto a partire dall’apertura del conto, anche oltre il decennio “perchè non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito”. (Cass. 23974 del 2010). La contestazione relativa all’illegittima capitalizzazione degli interessi, determina, alla luce del consolidato orientamento di questa Corte (S.U. 21095 del 2004), la necessità di verificare fin dall’inizio del rapporto e nei limiti dell’applicabilità della prescrizione (S.U. 24418 del 2010), ove eccepita, l’esistenza e l’applicazione della previsione negoziale invalida. La produzione degli estratti conto relativi ad una frazione temporale unilateralmente individuata dalla banca nella fase più recente di operatività del rapporto, è radicalmente inidonea ad assolvere all’onus probandi posto a carico di essa. La norma contenuta nell’art. 2220 cod. civ., secondo la quale le scritture contabili devono essere conservate per dieci anni dall’ultima registrazione costituisce uno strumento di tutela per i terzi estranei all’attività imprenditoriale volto a garantire l’accesso, la conoscibilità e la trasparenza delle attività d’impresa. Così definita (Cass. 1842 del 2011) la ratio legis dell’art. 2220 cod. civ., la previsione di un così ampio lasso temporale di operatività dell’obbligo di conservazione dei documenti contabili, non può essere interpretata come una limitazione legale dell’onus probandi posto a carico di chi è tenuto, conformemente ai creditori non imprenditori, a fornire la prova integrale del proprio credito, non potendo sottrarsi a tale onere, nel giudizio a cognizione piena, quando le contestazioni del debitore riguardano l’intera durata del rapporto.
 

 

 

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Banca, interessi e anatocismo - Danni e risarcimento

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DLgs n. 58 del 1998, Art. 21
Criteri generali.
Nella prestazione dei servizi di investimento e accessori i soggetti abilitati devono:
comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati; b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati; c) organizzarsi in modo tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse e, in situazioni di conflitto, agire in modo da assicurare comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento;
disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente svolgimento dei servizi;
svolgere una gestione indipendente, sana e prudente e adottare misure idonee a salvaguardare i diritti dei clienti sui beni affidati.
Nello svolgimento dei servizi le imprese di investimento, le banche e le società di gestione del risparmio possono, previo consenso scritto, agire in nome proprio e per conto del cliente.   Torna al testo
 
Regolamento Consob n. 11522 del 1998 - Art. 28
(Informazioni tra gli intermediari e gli investitori)
1. Prima della stipulazione del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimenti e dell’inizio della presta-zione dei servizi di investimento e dei servizi accessori a que-sti collegati, gli intermediari autorizzati devono:
a) chiedere all'investitore notizie circa la sua esperienza in ma-teria di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento, nonché circa la sua propensione al rischio. L'eventuale rifiuto di fornire le notizie richieste deve risultare dal contratto di cui al successivo artico-lo 30, ovvero da apposita dichiarazione sottoscritta dall'investi-tore;
b) consegnare agli investitori il documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari di cui all'Allegato n. 3.
2. Gli intermediari autorizzati non possono effettuare o consigliare operazioni o prestare il servizio di gestione se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione
o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o disinvestimento.
3. Gli intermediari autorizzati informano prontamente e per iscritto l'investitore appena le operazioni in strumenti deri-vati e in warrant da lui disposte per finalità diverse da quelle di copertura abbiano generato una perdita, effettiva o potenziale, pari o superiore al 50% del valore dei mezzi costituiti a titolo di provvista e garanzia per l'esecuzione delle operazioni. Il valore di riferimento di tali mezzi si ridetermina in occasione della comunicazione all'investitore della perdita, nonché in caso di versamenti o prelievi. Il nuovo valore di riferimento è pronta-mente comunicato all'investitore. In caso di versamenti o pre-lievi è comunque comunicato all'investitore il risultato fino ad allora conseguito.
4. Gli intermediari autorizzati informano prontamente e per iscritto l'investitore ove il patrimonio affidato nell'ambito di una gestione si sia ridotto per effetto di perdite, effettive o po-tenziali, in misura pari o superiore al 30% del controvalore to-tale del patrimonio a disposizione alla data di inizio di ciascun anno, ovvero, se successiva, a quella di inizio del rapporto, tenuto conto di eventuali conferimenti o prelievi. Analoga in-formativa dovrà essere effettuata in occasione di ogni ulteriore riduzione pari o superiore al 10% di tale controvalore.
5. Gli intermediari autorizzati mettono sollecitamente a disposizione dell'investitore che ne faccia richiesta i documenti e le registrazioni in loro possesso che lo riguardano, contro rimborso delle spese effettivamente sostenute.   Torna al testo

Art. 1283 Anatocismo  -  In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi (att. 162).   Torna al testo

Articolo 1832 del codice civile (Approvazione del conto).

L'estratto conto trasmesso da un correntista all'altro s'intende approvato, se non contestato nel termine pattuito o in quello usuale, o altrimenti nel termine che può ritenersi congruo secondo le circostanze. L'approvazione del conto non preclude il diritto di impugnarlo per errori di scritturazione o di calcolo, per omissioni o per duplicazioni. L'impugnazione deve essere proposta, sotto pena di decadenza (2964) entro sei mesi dalla data di ricezione dell'estratto conto relativo alla liquidazione di chiusura, che deve essere spedito per mezzo di raccomandata" (torna al testo)

 Articolo 1284 del codice civile (Saggio degli interessi). Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari al 2,5 per cento in ragione d'anno. Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana non oltre il 15 dicembre dell'anno precedente a quello cui il saggio si riferisce, può modificarne annualmente la misura, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a 12 mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell'anno. Qualora entro il 15 dicembre non sia fissata una nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l'anno successivo. Allo stesso saggio si computano gli interessi convenzionali, se le parti non ne hanno determinato la misura. Gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale.  Torna al testo

 BANCA, INTERESSI, GIURISPRUDENZA

Anatocismo e massimo scoperto

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale di Brindisi, Sez. dist. Ostuni, in persona del giudice Donatella De Giorgi, ha emesso la seguente.
SENTENZA  nella causa civile ......... – SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
MOTIVI DELLA DECISIONE
............... Una volta accertata la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale il rapporto tra le parti resta disciplinato per il periodo anteriore alla delibera del CICR di parificazione delle cadenze di capitalizzazione degli interessi attivi e passivi dall'art. 7 comma 1° delle norme suddette, secondo il quale “i rapporti di dare ed/ avere vengono chiusi contabilmente, in via normale, a fine dicembre di ogni anno, portando in conto gli interessi e le commissioni nella misura stabilita, nonché le spese postali, telegrafiche e simili e le spese di tenuta e chiusura del conto ed ogni eventuale altra, con valuta data di regolamento” con la conseguenza che in caso di conto a debito gli interessi, le spese e la sorte calcolati a fine anno vanno a costituire il capitale dovuto dal correntista nell'anno successivo e sul quale si applicano gli interessi passivi, non più qualificabili come anatocistici perché connessi allo stesso meccanismo operativo del conto corrente valevole per entrambe le parti ed operanti sul capitale e non su interessi autonomamente considerati.  Passando alle commissioni di massimo scoperto, è noto che queste costituiscono la remunerazione dovuta alla banca a fronte della messa a disposizione di fondi a semplice richiesta del cliente; rappresenta dunque il corrispettivo destinato a remunerare la specifica prestazione della banca consistente nella immediata ed integrale messa a disposizione dei foni di cui all'apertura di credito, con il conseguente obbligo per la banca di erogare, il credito a semplice richiesta del cliente.  Ora è del tutto assente nel contratto o in atti successivi un accordo scritto circa l'importo di tale voce di guisa che ove anche risultasse applicata al rapporto tale voce, il costo relativo non può essere addebitato in assenza di accordo, Altrettanto non risulta quantificato in contratto il costo delle spese fisse, di chiusura conto e delle spese forfetarie di chiusura periodica, i criteri di calcolo delle valute, che risultano invece addebitate sul conto dell'attrice.
 
P.Q.M.
Il Tribunale di Brindisi, Sezione distaccata di Ostuni, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da S. srl e P. E. nei confronti di .......... spa, così provvede: Dichiara la nullità della clausole contrattuali previste dall'art 7 commi 2° e 3° del contratto di conto corrente n 15419 nella parte in cui prevedono capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori ed il rinvio alle condizioni uso piazza per la loro determinazione. Dichiara che nulla è dovuto dall'attore alla banca convenuta per commissione di massimo scoperto e spese fisse, periodiche e per le altre spese inerenti alla gestione del conto corrente poiché, non determinate nell 'importo. Conferma l'ordinanza ingiunzione ex art 186 ter cpc emessa in data 19.1.2006. - Condanna la banca convenuta al pagamento in favore degli attori in solido della somma di E 52.981,98 oltre interessi legali dal 1.10.2005 al saldo. Spese ...
 
Interessi e anatocismo
fscata@risarcimentodanno.it

I danni e il risarcimento della banca

 

 

Il cliente potrà richiedere alla banca la restituzione dell'equivalente illegittimamente pagato dalla banca, con gli interessi.

 

 

 

 

 

 

Il cliente, sia nell'ipotesi di risoluzione del contratto che in quella di nullità, avrà diritto a richiedere alla banca il risarcimento dei danni e a vedersi così restituire tutte le somme investite con gli interessi legali.

 

 

 

Il cliente può richiedere alla banca la restituzione di tutte le somme corrisposte per interessi non dovuti  nel corso degli ultimi dieci anni (termine di prescrizione che si interrompe con semplice raccomandata con ricevuta di ritorno), con i relativi interessi. 

 

 

 

Il cliente può richiedere la restituzione di tutte le somme corrisposte alla banca nel corso degli ultimi dieci anni (termine di prescrizione che si interrompe con semplice raccomandata con ricevuta di ritorno), con i relativi interessi. 

 

 

 

Si possono richiedere i danni patrimoniali e non patrimoniali, ma va provato il danno alla immagine e reputazione, quantomeno nella sua esistenza. In tale ultimo caso, può essere liquidato in via equitativa nell'ipotesi in cui la prova espletata non fornisca elementi per la quantificazione. Cassazione, Sez. I. 24 maggio 2010, n. 12626.
Inoltre, Cass. n. 19983/05; n. 8271/04; 188/1996.

 

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Ultimo aggiornamento: 06-11-14