Tipologia dei danni

Danno parentale, prova, cassazione n. 14931/12

Danno tatatologico  iure successionis – Cassazione sentenza n. 6273/2012

Danno parentale  e  Danno tanatologico e catastrofale

Danno tanatologico e risarcimento dei danni: cassazione Lav. sentenza n. 1072/11: «Posto ciò ritiene il Collegio di dover aderire al principio secondo cui, in caso di lesione che abbia portato a breve distanza di tempo ad esito letale, sussiste in capo alla vittima che abbia percepito lucidamente l’approssimarsi della morte, un danno biologico di natura psichica, la cui entità non dipende dalla durata dell’intervallo tra lesione e morte, bensì dell’intensità della sofferenza provata dalla vittima dell’illecito ed il cui risarcimento può essere reclamato dagli eredi della vittima (cassazione sez. 3^, 14.2.2007 n. 3260; cassazione sez. 3^, 2.4.2001 n. 4783, che in maniera incisiva fa riferimento alla “presenza di un danno “catastrofico” per intensità a carico della psiche del soggetto che attende lucidamente l’estinzione della propria vita”). Ritenuta pertanto l’irrilevanza del lasso di tempo intercorrente fra il sinistro e l’evento letale, osserva il Collegio che la giurisprudenza di questa Corte ha posto in rilievo che il giudice, nel caso ritenga di applicare i criteri di liquidazione tabellare o a punto, deve procedere necessariamente alla cd. “personalizzazione” degli stessi, costituita dall’adeguamento al caso concreto atteso che, siccome più volte ribadito da questa Corte, la legittimità dell’utilizzazione di detti ultimi sistemi liquidatori è pur sempre fondata sul potere di liquidazione equitativa del giudice».

Ancora Risarcimento danni: danno parentale e tanatologico,  Cassazione sentenza n. 10107/2011: «In definitiva la decisione impugnata deve essere cassata in relazione ai primi due motivi di ricorso, con rinvio, anche per le spese di giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che, nel decidere, dovrà applicare il seguente principio di diritto: il danno da perdita del rapporto parentale conseguente alla morte di un prossimo congiunto deve essere integralmente risarcito mediante l’applicazione di criteri di valutazione equitativa, rimessi alla prudente discrezionalità del giudice di merito. Tali criteri devono tener conto dell’irreparabilità della perdita della comunione di vita e di affetti e della integrità della famiglia. La relativa quantificazione va operata considerando tutti gli elementi della fattispecie e, in caso di ricorso a valori tabellari, che vanno in ogni caso esplicitati, effettuandone la necessaria personalizzazione».

Cassazione sentenza n. 4253/2012: risarcimento danno tanatoligico risarcimento danni nonno/nipote: «La questione all’attenzione della Corte è se, e a quali condizioni, le prestazioni aggiuntive, in denaro o in altre forme comportanti un’utilità economica, erogate in vita dal congiunto spontaneamente e in assenza di obbligo giuridico – ai figli e ai nipoti, siano risarcibili, in quanto integranti danno patrimoniale conseguente alla morte per atto illecito del congiunto. 3.3.1. La giurisprudenza della Corte – che non ha mai avuto occasione di pronunciarsi rispetto alle provvidenze aggiuntive erogate dal nonno ai nipoti, né rispetto all’utilità economica costituita dalla erogazione da parte della nonna di prestazioni lavorative nelle faccende domestiche – quanto ai figli del defunto maggiorenni ed economicamente indipendenti, ha riconosciuto il danno patrimoniale corrispondente al minor reddito di quello che prima era il beneficiato da tali provvidenze. In particolare, ha individuato il danno nella perdita del beneficio di un sostegno durevole, prolungato e spontaneo e, quindi, erogato in assenza di un obbligo giuridico, certamente non esistente nel caso di figli maggiorenni ed economicamente indipendenti. (cassazione 8 ottobre 2008, n. 24802; cassazione 14 luglio 2003, n. 11003). E la giurisprudenza più risalente ha espressamente affermato il diritto, come indipendente dall’obbligo di alimenti o di mantenimento in capo al defunto (cassazione 24 gennaio 1964, n. 170; cassazione 28 novembre 1968, n. 3842; cassazione 28 ottobre 1978, n. 4932). 3.4. Ritiene il Collegio – in considerazione dei tipici caratteri di relatività e storicità dei concetti giuridici della nostra cultura, e in special modo degli istituti giuridici che involgono la famiglia, i quali, più di altri, abbisognano anche di un approccio sociologico – di doversi discostare da tale indirizzo. Nel passato (del quale è espressione l’indirizzo giurisprudenziale consolidato), la certezza o, quantomeno, il rilevante grado di probabilità di provvidenze economiche durevoli e costanti nel tempo, erogate da genitori a favore di figli maggiorenni ed economicamente indipendenti e da nonni a favore di nipoti non conviventi, poteva fondarsi su obblighi, non giuridici, ma socialmente molto forti perché radicati in stili di vita di completa dedizione dei genitori/nonni nei confronti dei discendenti. Oggi, le molteplici mutazioni nel costume e negli stili di vita dei genitori/nonni impongono – anche al fine di eliminare te incertezze di una prova caso per caso, che non può escludere la possibilità di testimonianze compiacenti – l’individuazione di un dato esteriore certo che, come la convivenza, consenta di ancorare la certezza o, quantomeno, il rilevante grado di probabilità che le sovvenzioni continuino nel tempo, ad una concreta pratica di vita nella quale, tra le regole etico-sociali di solidarietà e costume, rientra l’erogazione di provvidenze economiche all’interno della famiglia allargata. Fuori dalla convivenza, restando solo l’assoluta imprevedibilità di erogazioni che, configurandosi come atti di liberalità, possono legittimamente cessare in ogni momento. Con la conseguenza che, in mancanza di convivenza o di altro obbligo giuridico, non essendo ipotizzabile con elevato grado di certezza un beneficio durevole nel tempo, non può sussistere perdita che si risolva in un danno patrimoniale. 3.5. Né tali conclusioni sono smentite dalle pronunce (cassazione 24 agosto 2007, n. 17977; cassazione 12 settembre 2005, n. 18092; cassazione 26080 del 2005, richiamate anche dai ricorrenti) riferite alla perdita di “prestazioni domestiche” e, più in generale, della cura e assistenza, erogate dalla donna defunta all’interno della famiglia e a favore dei congiunti. Infatti, tale pronunce, che riconoscono il danno patrimoniale alla danneggiata primaria o ai congiunti della stessa, si fondano sempre su prestazioni erogate all’interno della famiglia nucleare basata sulla convivenza.»

Risarcimento dei danni da sofferenza pre-morte, Cassazione sentenza n. 8360/2010: «Quanto al c.d. danno tanatologico, si deve tenere conto, nel quantificare la somma dovuta in risarcimento dei danni morali, “anche della sofferenza psichica subita dalla vittima di lesioni fisiche alle quali sia seguita dopo breve tempo la morte, che sia rimasta lucida durante l’agonia, in consapevole attesa della fine”;……..sì da evitare “….il vuoto di tutela determinato dalla giurisprudenza di legittimità che nega…. il risarcimento del danno biologico per la perdita della vita” (Cassazione S.U. n. 26972/2008, cit., 4.9; Cassazione civ. S.U. n. 26973/2006, 2.14).
Il giudice deve cioè personalizzare la liquidazione dell’unica somma dovuta in risarcimento dei danni morali, tenendo conto anche del c.d. tanatologico, ove i danneggiati ne facciano specifica e motivata richiesta e le circostanze del caso concreto ne giustifichino la rilevanza».

Danno parentale, prova, cassazione n. 14931/12: «E’ consolidato nella giurisprudenza di legittimità il principio in ragione del quale il danno non patrimoniale da uccisione di congiunto, quale tipico danno – conseguenza, non coincide con la lesione dell’interesse (non è in re ipsa) e come tale deve essere allegato e provato da chi chiede il relativo risarcimento; tuttavia, trattandosi di pregiudizio che si proietta nel futuro, è consentito il ricorso a valutazioni prognostiche ed a presunzioni, sulla base degli elementi obiettivi che è onere del danneggiato fornire. La sua liquidazione avviene in base a valutazione equitativa che tenga conto dell’intensità del vincolo familiare, della situazione di convivenza e di ogni ulteriore utile circostanza, quali la consistenza più o meno ampia del nucleo familiare, le abitudini di vita, l’età della vittima e dei singoli superstiti (Cass. 19 agosto 2003, n. 12124; per un ulteriore approfondimento del principio sul tema generale della liquidazione del danno non patrimoniale nella più recente accezione accolta dalla giurisprudenza di legittimità, cfr. anche Cass. SU 11 novembre 2008, n. 26972).»

Danno tatatologico  iure successionis – Cassazione sentenza n. 6273/2012: «Del resto, l’orientamento sopra riportato è stato ribadito, recentemente, da questa Corte, quando ha statuito che “In caso di morte della vittima a poche ore di distanza dal verificarsi di un sinistro stradale (nella specie, sei o sette ore), il risarcimento del c.d. danno catastrofale – ossia del danno conseguente alla sofferenza patita dalla persona che lucidamente assiste allo spegnersi della propria vita – può essere riconosciuto agli eredi, a titolo di danno morale, solo a condizione che sia entrato a far parte del patrimonio della vittima al momento della morte. Pertanto, in assenza di prova della sussistenza di uno stato di coscienza della persona nel breve intervallo tra il sinistro e la morte, la lesione del diritto alla vita non è suscettibile di risarcimento, neppure sotto il profilo del danno biologico, a favore del soggetto che è morto, essendo inconcepibile l’acquisizione in capo a lui di un diritto che deriva dal fatto stesso della morte; e, d’altra parte, in considerazione della natura non sanzionatoria, ma solo riparatoria o consolatoria del risarcimento del danno civile, ai congiunti spetta in questo caso il solo risarcimento conseguente alla lesione della possibilità di godere del rapporto parentale con la persona defunta (Cass. n. 6754/2011). Va invece riconosciuto il danno biologico consistente nella lesione in sé e per sé dell’integrità psico-fisica, per il tempo intercorso tra l’insorgenza delle lesioni ed il successivo decesso. Ed invero, costituiscono massime ormai consolidate nella giurisprudenza di questa Corte, quelle secondo cui, in caso di lesione dell’integrità fisica con esito letale, un danno biologico risarcibile in capo al danneggiato, trasmissibile agli eredi, è configurabile qualora la morte sia intervenuta dopo un apprezzabile lasso di tempo, si da potersi concretamente configurare un’effettiva compromissione dell’integrità psicofisica del soggetto leso, mentre non è configurabile quando la morte sia sopraggiunta immediatamente o comunque a breve distanza dall’evento, giacché essa non costituisce la massima lesione possibile del diritto alla salute, ma lesione di un bene giuridico diverso, e cioè del bene della vita (confr. Cass. n. 870/2008, Cass. n.18163/2007, Cass. n. 10107/2011) Nel caso di specie, la durata, assolutamente non brevissima, del periodo di sopravvivenza alle lesioni (di quattro giorni) è tale da consentire l’apprezzabilità ai fini risarcitori del deterioramento della qualità’ della vita in ragione del pregiudizio della salute e non è pertanto ostativa alla configurabilità del danno non patrimoniale sotto il profilo biologico, il quale, come è stato chiarito nelle citate sentenze (v. anche Cass. n. 6754/2011), consegue alla lesione del diritto alla salute e non alla lesione del diritto alla vita. Ne consegue che, nel caso di specie, ai necessari fini risarcitori si deve prendere nella dovuta considerazione l’intervallo di tempo intercorso tra il momento in cui è iniziata la compromissione dell’integrità psico-fisica, gradualmente crescente, e quello in cui essa, infaustamente evolutasi, ha determinato il sopravvenire del decesso della vittima».

Risarcimento danni per il coniuge separato, cassazione sentenza n. 1025/13: «Il risarcimento del danno non patrimoniale sotto il profilo del pregiudizio morale può essere accordato ad un coniuge per la morte dell’altro anche se vi sia tra le parti uno stato di separazione personale, purché si accerti che l’altrui fatto illecito (nella specie il sinistro stradale causa del decesso) abbia provocato nel coniuge superstite quel dolore e quelle sofferenze morali che solitamente si accompagnano alla morte di una persona più o meno cara».

Risarcimento danni per i nonni non conviventi, cassazione penale n. 29735/2013:  «Ritiene il Collegio, alla luce dei precedenti richiamati, che non possa ritenersi determinante, come sostenuto dal ricorrente, il requisito della convivenza, poichè attribuire a tale situazione un rilievo decisivo porrebbe  ingiustamente in secondo piano l’importanza di un legame affettivo e parentale la cui solidità e permanenza non possono ritenersi minori in presenza di circostanze diverse, che comunque consentano una concreta affettività del naturale vincolo nonno-nipote.» Va, naturalmente provato il legame e la frequentazione.